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Dichiarazione del pesidente di Liberazione e Speranza Andrea Lebra, i giorni successivi alla tragedia di Joy.

Cara Joy, perdonaci per non avercela fatta a salvarti !
Ciao, Joy !
Sai a cosa stiamo pensando ? Al tuo nome.
Significa “gioia”.

Stiamo chiedendoci se tu, nella tua vita, sia davvero riuscita a conoscere qualche volta la gioia, la vera gioia.
Forse solo quando eri piccola, al villaggio di Auchi, in Nigeria; quando giocavi con i tuoi fratelli e le tue sorelle e con gli altri bambini, ancora inconsapevole della sorte che ti sarebbe stata riservata dopo qualche anno.

E come potevi immaginarlo ? Chi può immaginare qualcosa di cosi terribile, come ciò che ti è successo la settimana scorsa? Avevi deciso di partire, di andare via dal villaggio, a cercare fortuna.
Ti eri fidata di chi ti diceva: “Vedrai ! Farai tanti soldi in Italia, lavorando come parrucchiera!”.
E tu, ingenua, hai creduto.
E pensavi: “Mi riuscirà anche di mandare soldi a mia mamma, a mio papà e alle mie sorelle.
” E invece…
Dopo un allucinante viaggio attraverso il deserto del Sahara, rischiando di morire di fame e di sete, su un “pick-up” carico fino all’inverosimile di disperati diretto verso il Nord Africa su una pista punteggiata di ossa e di cadaveri in putrefazione, sei finita in Libia.
E lì sei stata trattenuta, costretta per un lunghissimo infernale anno a prostituirti per essere in grado di pagare il “debito” alla tua madam.

E avevi appena compiuto 17 anni.

Poi sei arrivata in Italia…Una notte di fine maggio ti abbiamo incontrato, qui a Novara, in Via delle Americhe.
Non ti sei allontanata quando ci hai viste arrivare con la nostra auto.
Sei stata contenta di incontrare delle persone che si erano avvicinate a te, solo per chiederti come stavi e se avevi bisogno di aiuto.

Ci hai mostrato il permesso di soggiorno rilasciato dalla Questura di Crotone: stava per scadere, ma tu ci hai detto che saresti andata a Crotone per ritirarne uno nuovo.
Ci hai detto che abitavi a Torino e che sulla strada a Novara venivi qualche volta per sbarcare il lunario.
Hai subito accettato la nostra proposta di venirci a trovare nel nostro ufficio per proseguire il colloquio.

Eri contenta quel giorno, quando hai potuto parlare a lungo con una tua connazionale e con noi, ormai tue amiche che cercano di dare una mano a chi, come te, finisce nelle grinfie dei mercanti di carne umana.
Ti abbiamo messa a tuo agio.
Ti abbiamo offerto una bevanda fresca.
Ti abbiamo chiesto di indicarci sulla cartina geografica della Nigeria il tuo luogo di provenienza.

Ti abbiamo fatto conoscere alcune ragazze del tuo paese che da poco tempo avevano deciso di lasciare la strada.
E tu hai raccontato la tua storia, il viaggio incredibile dalla Nigeria a qui, l’esperienza terribile del periodo trascorso in Libia, l’attraversamento del mare Mediterraneo, l’arrivo a Lampedusa…
Soprattutto ci hai detto che desideravi tanto tornartene a casa tua, in Nigeria.
Eh si, ma ti servivano tanti soldi.
E tu ne volevi ancora di più, per avviare un’attività commerciale, per lavorare là, per riavere una tua casa, ma forse soprattutto per dimostrare ai tuoi cari e alla gente del villaggio che tu non eri una fallita, e che la tua partenza per l’Italia aveva portato benessere a te e alla tua famiglia…
E noi ti abbiamo detto che non eravamo in grado di darti tutti quei soldi per “ricominciare” a Benin City.

Ma sei tornata ancora, altre volte, per cercare di capire come funziona il programma dell’O.I.M. sui “rientri assistiti” o il programma nazionale per il “ritorno volontario assistito” dal titolo “RITORNARE PER RICOMINCIARE” promosso dal Ministero dell’interno e finanziato dall’Unione Europea.

Insistevi nel dire che, per realizzare il tuo sogno, ti occorreva una quantità di soldi che nessuno in Italia sarebbe stato in grado di fornirti.
Ci siamo lasciati con l’intenzione di vederci dopo l’estate, per riprendere l’idea del ritorno volontario assistito al tuo paese.

Al momento del tuo arrivo in Italia, alla questura di Crotone avervi dichiarato, richiedendo il permesso di soggiorno, di essere nata nel 1987.
A noi hai confessato di essere nata nel 1990: siamo sicure che la data di nascita esatta sia quella dichiarata a noi e non alla Questura di Crotone.

Avevi 21 anni.
Eri cosi bella con quegli occhi grandi, neri, profondi, che imploravano aiuto.
E soprattutto dolce, rispettosa ed educata.
E oggi, che non ci sei più, che sei stata trovata, cadavere, nel torrente dell’Agogna, a 21 anni…noi ci sentiamo in colpa.
Sì, ci sentiamo in colpa per non essere riuscite a salvarti la vita.

Avremmo dovuto insistere per trovare le parole e le argomentazioni giuste per non lasciarti andare via dal nostro ufficio quel giorno di fine giugno.
Avremmo dovuto insistere, insistere e ancora insistere per farti accettare l’idea di stare almeno per un po’ di tempo con noi in una comunità, in modo da progettare con serenità un tuo realistico rientro a Edo State.

Avremmo dovuto insistere per farti maturare il coraggio di denunciare chi ti aveva ingannata, usata, sfruttata e schiavizzata.
Ma tu eri terrorizzata: lo sappiamo e ti comprendiamo.
Il rito woodoo, i ricatti, le minacce, le ripercussioni sulla tua famiglia….
No, avevi troppa paura.

Avremmo dovuto riuscire a convincerti a restare.
Avremmo dovuto essere più persuasive nel farti capire che il mondo della strada, là fuori, di notte e di giorno, è bastardo, è pericoloso, è violento, è disumano.
E tu Joy, cosi giovane, cosi bella, cosi sola, avresti potuto rischiare la vita.

Alla notizia della tua morte siamo rimaste sconvolte.
Quando giovedì della scorsa settimana siamo state invitate dalla polizia a visionare delle fotografie, non ti abbiamo immediatamente riconosciuta perché in noi era impresso il ricordo del tuo volto sorridente e pieno di voglia di vivere che avevamo conosciuto nel mese di giugno.

Immaginiamo che nessuno parlerà di te, tra qualche giorno.
Forse nessuno ti ricorderà.
Forse rimarrai in un piccolo articolo di cronaca nera, in fondo ad un giornale locale.


“Era solo una puttana”, sentiremo dire da qualche ben pensante.

No.
Invece no.

Eri un essere umano con la tua inviolabile dignità.
Eri una donna, con tanti progetti, con tanta voglia di vivere, con degli amici e delle amiche, con una famiglia: e con tutta la vita davanti.
Soprattutto eri una persona che voleva ricominciare e, per farlo, eri intenzionata fermamente a riscattarti.
Non si può morire così giovani.
E poi, proprio cosi, come sei morta tu.

Noi non sappiamo chi sia stato a farti fare una fine così atroce.
Siamo convinte in ogni caso che ad ammazzarti siano state ancora una volta l’indifferenza e la crudeltà di tutti coloro che ti hanno usata per i loro porci comodi, per nulla sfiorati dal dubbio di avere a che fare con un essere umano meritevole di assoluto rispetto, siano essi i criminali stranieri che alimentano il traffico degli esseri umani siano essi i clienti italiani che hanno approfittato del tuo stato di vulnerabilità e di bisogno.

Noi non ti dimenticheremo mai…e faremo di tutto per evitare che altre tue connazionali facciano la fine tragica che hai fatto tu.

Ciao Joy.

Le tue amiche di “Liberazione e speranza-Onlus” Novara