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Un nuovo sincero grazie ai novaresi !


“Noi siamo solo delle povere trans, da tutti disprezzate e commiserate. Ai funerali di Bruna ci saremo solo noi e solo voi dell’associazione”: ci avevano confidato quando ci siamo trovati con esse per organizzare il funerale delle loro amica, assassinata, a Novara, in Via del Gazzurlo, nella notte tra il 27 e il 28 febbraio.

E, invece, nella chiesa di San Francesco alla Rizzottaglia, lunedì 12 marzo, alle ore 14,30 c’erano davvero tante, tante persone: di tutte le età e di tutte le condizioni sociali. L’appello da noi rivolto ai novaresi ad “esserci” ha sortito l’effetto sperato. Una funzione partecipata e commovente, fatta di parole vere in grado di alimentare la speranza e di provocare alla responsabilità.

La toccante funzione è stata presieduta da Dino Campiotti (Direttore della Caritas Diocesana) e concelebrata da Mario Bandera, (Direttore del Centro Missionario diocesano), Fausto Cossalter (rappresentante del vescovo per il Vicariato di Novara), Franco Ramella (parroco della Parrocchia di Sant’Andrea), da Emilio Micotti (viceparroco della parrocchia di San Francesco) e Mario Airoldi (della Badia di Dulzago): tra i partecipanti, anche il parroco di Sant’Agabio, carlo Bonasio. Sono stati letti testi biblici in lingua italiana, spagnola e portoghese. Suor Giustina Zanato, originaria di Nibbiola, missionaria in Brasile e a Novara per partecipare ai funerali della madre, ha ricordato Bruna e le persone che vivono nella sua condizione, usando parole commoventi che hanno suscitato un caloroso applauso.

Interpretiamo la massiccia partecipazione ai funerali di Bruna come un incoraggiante segnale che ancora una volta Novara ha saputo dare: nessuno può rassegnarsi a buttare la spugna in presenza del male; nessuno può accettare che l’ingiustizia e il disprezzo della vita umana sia il marchio definitivo della storia; l’emarginazione e la commiserazione di chi è biologicamente maschio ma si sente psicologicamente donna non può e non deve fare parte del nostro “sentire” come cittadini responsabili; tutti vogliamo rispettare chi soffre a motivo della propria identità sessuale; tutti avvertiamo il dovere di abbandonare pregiudizi e luoghi comuni nei confronti di chi vive la lacerante condizione della transessualità !

Le operatrici e le volontarie che lavorano per “Liberazione e speranza” hanno voluto, anche in occasione della morte di Bruna, scrivere una straordinaria lettera-appello che meriterebbe di essere integralmente pubblicata e che termina con le seguenti parole: “Solo dove ci sono compassione e misericordia le persone non perdono la loro dignità e non sono umiliate”.

“Liberazione e speranza-Onlus” Novara, 12 marzo 2012

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“E tu, Dio, dove sei ?” Un appello contro la transfobia.

A cinque mesi esatti dal ritrovamento del cadavere di Joy nel torrente Agogna, il 28 febbraio abbiamo assistito ad un ulteriore delitto consumato con inaudita ferocia in un contesto ambientale dove la dignità umana è sistematicamente calpestata.

Questa volta a turbarci, ad indignarci e ad umiliarci è stata la morte di Bruna.

Non l'abbiamo conosciuta in vita, ma l'abbiamo vista stesa su una specie di letto all'obitorio dell’Ospedale di Novara, sabato pomeriggio dell’altra settimana. Le sue amiche la stavano truccando e vestendo.

A Laura è venuto spontaneo rinunciare alla sciarpa indossata al momento dell’accesso alla camera mortuaria, per coprirle il petto e i segni delle ferite che aveva sul corpo.

Quella sciarpa era stata da lei comprata in un mercatino a Calcutta, nell’agosto 2011, durante un periodo di ferie trascorso in India per prestare servizio in una casa di sofferenza delle Suore di Madre Teresa di Calcutta. Nessuno mai avrebbe pensato che un giorno quella sciarpa, color viola, sarebbe servita per avvolgere un corpo senza vita.

E’ impossibile per noi comprendere come degli esseri umani possano aver fatto quello che hanno fatto a Bruna. Non c'è limite a nulla: non c'è più umanità, non c’è più moralità, non c'è più pietà, non c’è più speranza ! Di fronte alla morte di Bruna ci siamo poste anche un’altra domanda: “E tu Dio, dove sei ?”

Ma, andando con la memoria al romanzo autobiografico di Elie Wiesel “La notte”, abbiamo sentito in noi una voce che rispondeva: “Dov’è Dio ? Eccolo: è in via del Gazzurlo e sta stringendo la mano di Bruna morente in quella tragica notte tra il 27 e il 28 febbraio”.

E poi abbiamo avvertito che la voce proseguiva così: “La domanda vera è un’altra. E tu, uomo, dove sei ? E tu, donna, dove sei ? Dov’è la vostra umanità ?”

Questa è la vera domanda che tutti dovremmo porci. Di fronte al potere devastante del male, noi, esseri umani, dotati di coscienza e responsabilità, dove siamo ?

Questo abbiamo pensato vedendo Bruna, cadavere, su quella branda fredda e grigia dell’obitorio dell’Ospedale di Novara.

Vorremmo poter dire e scrivere qualcosa a Bruna. Abbiamo provato a farlo, ma non ci siamo riuscite.

Vorremmo, però, dire e far capire alle sue amiche che siamo loro vicine, anche se non riusciremo mai a comprendere fino in fondo il loro dolore e la loro rabbia. Vorremmo dire loro che crediamo, anzi sappiamo, che sono persone coraggiose che meritano stima e rispetto. Vorremmo confidare loro che, in questa nuova triste occasione, ci stanno insegnando molte cose: in primo luogo a considerarle persone portatrici di un’identità unica, irripetibile e inalienabile.

E poi vorremmo che, uscendo da questa chiesa, dopo aver pregato per Bruna, ogni persona, ogni singola persona qui presente, fosse in grado di avvertire di essere cambiata almeno un poco: perché mette al bando ogni forma di stigmatizzazione nei confronti di chi soffre a motivo di laceranti scissioni fra lo status sessuale biologico e il vissuto psicologico; perché nutre un sincero e non formale rispetto nei confronti delle persone transessuali; perché dà il suo contributo perché nessuno si permetta di mettere alla berlina persone come Bruna e le sue amiche; perché s’impegna a costruire una società tollerante fatta di persone che non compiono tagli netti tra chi è come noi e chi non è come noi. Una comunità tollerante riconosce l’uguaglianza, rispetta le diversità e valorizza la libertà. Una comunità intollerante, invece, nega l’uguaglianza, sopprime la diversità e impone la conformità.

Vorremmo, infine, che ogni persona facesse qualcosa perché tutti ci si astenga dal giudicare e dal disprezzare chi è diverso, solo perchè è diverso; perché tutti si possa avere una parola gentile per chi soffre a motivo della sua identità sessuale. Vorremmo che ogni persona responsabile riuscisse ad alzare la voce per esprimere la propria indignazione di fronte a ingiustizie cosi atroci, come quella che è stata perpetrata nei confronti di Bruna. Dobbiamo dirlo forte al termine di questa eucarestia: basta ! Svegliamoci dal sonno e dall’intorpidimento ! Abbandoniamo pregiudizi e luoghi comuni ! Non facciamo mancare il nostro contributo a che la vita di ogni persona rifletta ogni giorno e sotto ogni aspetto l’immagine universale della dignità umana ! Solo dove ci sono compassione e misericordia le persone non perdono la loro dignità e non sono umiliate.

Se sarà così, la morte atroce di Bruna, di Joy, di Ida e di tutte le altre servirà forse a qualcosa. Ciao Bruna !

Le operatrici di “Liberazione e speranza-Onlus” Novara, 12 marzo 2012

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Comunicato stampa

Saranno celebrati, lunedì 12 marzo, alle ore 14,30, nella chiesa della Parrocchia di San Francesco di Novara (Via Lualdi 19) i funerali di Bruna, la persona assassinata nella notte del 27 febbraio in Via del Gazurlo. Ad organizzarli e a sostenerne i costi l’associazione “Liberazione e speranza”, unitamente alle amiche della vittima.

Dando notizia di questo ennesimo assassinio avvenuto in città, il Procuratore della Repubblica Francesco Saluzzo la scorsa settimana ha usato parole molto forti, che dovrebbero farci riflettere: “violenza gratuita e brutale”, “una vera e propria esecuzione”, “un fatto gravissimo che testimonia il valore basso o nullo che certi individui attribuiscono alla vita umana”.

Bruna era nata a Sao Mateus (nello stato dell'Espírito Santo) in Brasile, l’8 luglio 1981. A Novara da oltre dieci anni, non dava fastidio a nessuno. Di carattere dolce ed espansivo, sapeva farsi benvolere da tutti, astenendosi dall’ostentare con modalità provocatorie la propria diversità convinta precocemente, permanentemente e irreversibilmente di essere donna nonostante il corpo maschile, ha sempre sostenuto di avere “una mente giusta” in un corpo sbagliato, vivendo una lacerante scissione tra corpo e mente, tra un corpo vissuto come gabbia e una psiche come larva incapace di dispiegarsi in farfalla.

Bruna, più di ogni altra persona, aveva bisogno di essere aiutata a conoscersi, accettarsi e amarsi. Aveva bisogno di essere ascoltata, compresa, accolta nella sua unicità e diversità. Ogni persona è un essere unico e irripetibile, è un mistero da conoscere e da rispettare. Ogni persona ha bisogno di uno sguardo che la valorizzi, di occhi che l’apprezzino. Bruna, a Novara, ha trovato per lo più disprezzo, emarginazione e commiserazione. Forse anche a causa di tanti stereotipi che fanno fatica ad essere debellati ed alimentano gravi forme di discriminazione nei confronti delle persone transessuali.

Per questi ed altri motivi, crediamo che tutte le persone responsabili e di buona volontà dovrebbero, quanto meno, presenziare ai funerali. E’ un modo per chiedere perdono a Bruna, per non essere stati all’altezza di far prevalere nei suoi confronti il volto di una città accogliente e rispettosa di tutte le diversità.

A presiedere l’eucarestia nella chiesa di San Francesco, lunedì pomeriggio, don Dino Campiotti, Direttore della Caritas Diocesana, coadiuvato da don Mario Bandera, Direttore del Centro Missionario della Diocesi di Novara, e da altri presbiteri, amici della gente povera, emarginata e disprezzata.

Liberazione e speranza-Onlus
Novara 6 Marzo 2012

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1 Marzo 2012 - Fiaccolata contro il femminicidio.
NB: questo è il simbolo della fiaccolata, scaricabile e utilizzabile liberamente. Ricorda che non è una manifestazione, ma una fiaccolata, per cui preghiamo tutti vivamente di non portare bandiere, simboli o striscioni.


Fiaccolata contro il femminicidio Fiaccolata contro il femminicidio


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Vi aspettiamo a Novara, mercoledì 7 Marzo alle ore 21 per la presentazione del libro "Il bene ostinato" di Paolo Rumiz,
presso la Parrocchia di S.Francesco alla Rizzottaglia Sala San Damiano, via Lualdi 17

Il bene ostinato di Paolo Rumiz


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Grazie a tutti per la vostra partecipazione ai funerali di Joy.
Non ci aspettavamo così tanta gente: in chiesa erano presenti oltre trecento persone.
Interpretiamo questo fatto come un desiderio di contribuire a far sì che la dignità della donna sia tutelata e salvaguardata in tutte le situazioni, nella consapevolezza che ogni persona umana è un infinito valore vivente che fiorisce e può esprimersi solo nella convivenza costruita nella giustizia e nel rispetto reciproco.
Grazie. Anche da parte di Joy.

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Cari amici,

il 26 settembre 2011 è stato rinvenuto nel torrente Agogna il cadavere di Joy, una ragazza africana ventunenne che nei mesi di giugno e luglio si era rivolta all’associazione “Liberazione e speranza” per programmare un suo rientro nel Paese di provenienza, abbandonanto la vita infame che era costretta a fare, di notte, sulle strade della nostra città.

L’autorità giudiziaria ha finalmente autorizzato i funerali di questa povera e cara nostra amica.

I funerali verranno celebrati lunedì 19 dicembre, alle ore 14.30, a Novara presso la chiesa di Santa Rita, in Via Visintin 24.

Rivolgiamo un forte appello a presenziare numerosi ai funerali. Un invito particolare al mondo maschile e maschilista che troppo spesso considera la donna solo una merce che si può comprare e consumare per poi liberarsene come un qualsiasi oggetto “usa e getta”.

Con la presenza ai funerali di Joy vorremmo anche testimoniare la nostra indignazione di fronte alla violazione dei diritti umani perpetrata, qui a Novara, forse in luoghi non distanti dalle nostre case, nei confronti di tante donne straniere, vittime della tratta di esseri umani: fenomeno inquietante che dovrebbe scuotere le coscienze di cittadini responsabili e di persone di buona volontà.

Liberazione e speranza-Onlus Novara
Per informazioni: 0321-36015

Per raggiungere la chiesa di Santa Rita USCIRE A NOVARA OVEST


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“Eri un essere umano con la tua inviolabile dignità. Eri una donna, con tanti progetti, con tanta voglia di vivere, con degli amici e delle amiche, con una famiglia: e con tutta la vita davanti. Soprattutto eri una persona che voleva ricominciare e, per farlo, eri intenzionata fermamente a riscattarti”.
E’ solo uno stralcio della lettera (la lettera completa è disponibile QUI) che le operatrici di Liberazione e speranza onlus, realtà che si occupa di salvare le vittime della tratta a scopo di sfruttamento sessuale, hanno voluto dedicare a Joy Dirisu, la ragazza nigeriana trovata morta nelle acque del torrente Agogna, a Novara, nel pomeriggio di lunedì 26 settembre.
“Una ragazza dolce, tranquilla e molto desiderosa di vivere e di tornare in Nigeria, per aiutare la sua famiglia – ha ricordato Andrea Lebra, presidente dell’associazione – Invece ha fatto una fine così tragica. Per noi non si è certamente tolta la vita, ma è stata eliminata da qualcuno. Non abbiamo dubbi”.

Uccisa, soprattutto, come si legge nella lettera, dall’indifferenza “e dalla crudeltà di tutti coloro che ti hanno usata per i loro porci comodi, per nulla sfiorati di avere a che fare con un essere umano meritevole di assoluto rispetto, siano essi i criminali stranieri che alimentano il traffico degli esseri umani siano essi i clienti italiani, che hanno approfittato del tuo stato di vulnerabilità e bisogno”.
“Non si può morire così giovani. E poi, proprio così, come sei morta tu”, si legge nella toccante lettera di ricordo, letta e interpretata alla presentazione da Maria Rosa Franchini, insegnante e attrice.

Le ragazze di Liberazione e speranza avevano incontrato Joy a maggio dell’anno scorso, durante uno dei loro giri alla ricerca di vittime della tratta da contattare e inserire in programmi di protezione e sostegno. “Joy – ha raccontato Lebra – aveva in realtà 21 anni e non 25: aveva registrato il 1987 come data di nascita alla Questura di Crotone, quando ha presentato richiesta di asilo politico.
Aveva poco più di 16 anni quando aveva lasciato Benin City per venire in Italia alla ricerca di una vita migliore. Si era avvicinata a noi e ora ci sentiamo in colpa per non essere riusciti a salvarla”.
Come si legge nella lettera “avremmo dovuto insistere, insistere e ancora insistere per farti accettare l’idea di stare almeno un po’ di tempo con noi in una comunità, in modo da progettare con serenità un tuo realistico rientro a Edo State”.

“Ora il nostro augurio è che gli investigatori – hanno detto volontarie e Lebra – possano scoprire che cosa le sia successo e che portino così alla luce anche la verità giudiziaria.
Joy non deve restare un piccolo articolo di cronaca nera in fondo a un giornale locale. Vogliamo sia fatta luce”.

Presenti al ricordo di Joy, alla sede del Centro servizi per il volontariato, anche l’assessore alle politiche sociali della Provincia Anna Mellone: “Il caso di Joy è emblematico, ma purtroppo ce ne sono tante come lei sulle strade della nostra provincia. Per questo è giusto che le istituzioni stiano accanto alle associazioni che, con esperienza e da molti anni, sanno intercettare i silenzi di queste ragazze”.
“Questo è un episodio – aggiunge l’assessore alle Pari opportunità del Comune, Margherita Patti – che deve essere un’occasione per fermarci a riflettere come intera comunità.

La morte di Joy deve fare da cassa di risonanza. Non è un problema di poche persone, è la punta dell’iceberg, dello sfruttamento del corpo delle donne. Un problema che deve riguardare tutti e non solo chi sta ai margini. Gli Enti locali devono essere da supporto. Va combattuta quest’idea della donna come merce. Noi, come Comune, faremo molti interventi sul tema. Non sarà una cosa a spot, ma lavoreremo sistematicamente contro violenza e sfruttamento”.

Articolo di Monica Curino per oknovara.it



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Ecco tre comunicati stampa, leggili con attenzione per comprendere meglio il nostro lavoro.
Comunicato 1,Comunicato 2 e Comunicato 3



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La Provincia di Novara e l'associazione "Liberazione e Speranza - Onlus" vi invitano alla presentazione del nuovo libro
“Il buon samaritano si ferma ancora - testimonianze”
che raccoglie le riflessioni e le testimonianze che la storia vera di Doris, una ragazza nigeriana, ex-vittima di tratta a scopo di sfuttamento sessuale, ha suggerito a personalità femminili novaresi di spicco, variamente impegnate a livello professionale e sociale.
La presentazone del libro si svolgera Lunedì 20 Giugno alle ore 17.30, presso l'auditorium "Fratelli Olivieri" - Conservatorio "Cantelli" - Largo Bellini, Novara.




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Non tutte le buone azioni sono faticose.
Certe volte, la cosa giusta e' la più semplice.
Questa e' una di quelle volte.

Una delle rare occasioni in cui aiutare davvero qualcuno e' facile, perché non e' necessario fare, basta aiutare chi fa: la donazione del 5 x 1000 con la prossima dichiarazione dei redditi. Puoi farla tu e puoi consigliare ad amici e conoscenti di seguire il tuo gesto:
Questa scelta non sostituisce l’otto per mille.

È semplice : basta la tua firma e l’indicazione del codice fiscale 94037360032




Attenzione: sul sito di Liberazione e Speranza Onlus sono in corso aggiornamenti continui.
Per contattarci inviate una mail a info@liberazionesperanza.it.